TARANTO - «Ambiente, salute e lavoro non si affrontano con una sparata referendaria». La sonora bocciatura di Nichi Vendola al referendum anti-Ilva piomba nel salone degli specchi del Comune con il peso di un macigno. Il presidente pugliese ieri sera era a Taranto per la presentazione del libro
“Quindici Passi” del giornalista de “la Repubblica” Giuliano Foschini. Con la consueta foga Nichi Vendola ha parlato del dramma di Taranto e degli sforzi del suo Governo per dare speranze alla città .Presidente, è così sbagliata l’idea del referendum?«E’ la risposta sbagliata ad un problema giusto».La sua è una bocciatura secca...«Credo che si trascini dietro l’errore di semplificare un problema complesso. Non ci sono risposte facili per vicende così complicate». Proporre la chiusura dell’Ilva per lei significa semplificare il problema?«Dico di più. Chiudere l’Ilva sarebbe un dramma del lavoro. Grazie a quella grande fabbrica vivono 25.000 famiglie. E chi ha responsabilità di Governo non può fare a meno di tenerne conto. A Taranto si invoca un cambiamento e noi stiamo lavorando in questo senso. Ma per una riconversione bisogna studiare apposite strategie senza isterismi di piazza».Più di qualcuno invoca la chiusura dell’Ilva come unica risposta per il diritto alla salute?«Guardi, a Taranto si è ottenuto negli ultimi due anni un risultato straordinario. Si è riusciti a portare sullo stesso piano il diritto alla salute e quello al lavoro. Ora non possiamo accettare che questi due diritti vengano messi in antitesi o in conflitto».Il tema della riconversione torna ciclicamente a Taranto. Lei cosa vede per il futuro della città dei due mari?«Abbiamo investito molto nel progetto San Raffaele sia come risposta alla richiesta dei tarantini in materia di salute sia come opportunità. A Milano il San Raffaele offre ben 5000 opportunità di lavoro. Poi crediamo nell’occasione del porto che pure va sbloccato e deve necessariamente diventare uno scalo più pluralista di quanto è oggi. E poi abbiamo bisogno di investimenti nel settore della cultura. Sono queste le gambe sulle quali può camminare il futuro di Taranto».Le risposte della politica in tema di ambiente vengono giudicate ancora inadeguate da una parte della città?«Noi abbiamo fatto una legge sulle emissioni di diossine che rappresenta una svolta epocale. E abbiamo dato armi all’Arpa che prima era una scatola vuota. Passi in avanti».Mario Diliberto
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| Vendola: no al referendum «E’ la risposta sbagliata» |
| Cronaca |
TARANTO - «Ambiente, salute e lavoro non si affrontano con una sparata referendaria». La sonora bocciatura di Nichi Vendola al referendum anti-Ilva piomba nel salone degli specchi del Comune con il peso di un macigno. Il presidente pugliese ieri sera era a Taranto per la presentazione del libro
“Quindici Passi” del giornalista de “la Repubblica” Giuliano Foschini. Con la consueta foga Nichi Vendola ha parlato del dramma di Taranto e degli sforzi del suo Governo per dare speranze alla città .Presidente, è così sbagliata l’idea del referendum?«E’ la risposta sbagliata ad un problema giusto».La sua è una bocciatura secca...«Credo che si trascini dietro l’errore di semplificare un problema complesso. Non ci sono risposte facili per vicende così complicate». Proporre la chiusura dell’Ilva per lei significa semplificare il problema?«Dico di più. Chiudere l’Ilva sarebbe un dramma del lavoro. Grazie a quella grande fabbrica vivono 25.000 famiglie. E chi ha responsabilità di Governo non può fare a meno di tenerne conto. A Taranto si invoca un cambiamento e noi stiamo lavorando in questo senso. Ma per una riconversione bisogna studiare apposite strategie senza isterismi di piazza».Più di qualcuno invoca la chiusura dell’Ilva come unica risposta per il diritto alla salute?«Guardi, a Taranto si è ottenuto negli ultimi due anni un risultato straordinario. Si è riusciti a portare sullo stesso piano il diritto alla salute e quello al lavoro. Ora non possiamo accettare che questi due diritti vengano messi in antitesi o in conflitto».Il tema della riconversione torna ciclicamente a Taranto. Lei cosa vede per il futuro della città dei due mari?«Abbiamo investito molto nel progetto San Raffaele sia come risposta alla richiesta dei tarantini in materia di salute sia come opportunità. A Milano il San Raffaele offre ben 5000 opportunità di lavoro. Poi crediamo nell’occasione del porto che pure va sbloccato e deve necessariamente diventare uno scalo più pluralista di quanto è oggi. E poi abbiamo bisogno di investimenti nel settore della cultura. Sono queste le gambe sulle quali può camminare il futuro di Taranto».Le risposte della politica in tema di ambiente vengono giudicate ancora inadeguate da una parte della città?«Noi abbiamo fatto una legge sulle emissioni di diossine che rappresenta una svolta epocale. E abbiamo dato armi all’Arpa che prima era una scatola vuota. Passi in avanti».Mario Diliberto |



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