TARANTO - Ci sono le corone di fiori, i manifesti e tutti gli addobbi di rito. Al centro, davanti agli uffici dell’Inail di piazzale Bestat, un’imponente bara portata in corteo. Si sono autotassati i lavoratori, ex Belleli e arsenalotti, per inscenare il funerale dell’amianto.
Una plateale protesta degli esposti alla terribile fibra. Lottano affinché i lavoratori vengano allontanati dalla fonte di rischio, e non portati alla morte. Si battono per il riconoscimento dell’estensione del periodo di esposizione (per gli anni che vanno dal ‘93 al 2003). L’iniziativa di stamattina è stata promossa da Fim, Fiom e Uilm. Il presidio sotto la sede Inail è iniziato mercoledì e andrà avanti se non ci saranno novità sostanziali. In mattinata i segretari sono stati ricevuti dal prefetto. “I lavoratori stanno pagando, chi con gravi problemi di salute, chi con la perdita del posto di lavoro, questa iniquità. Bisogna allontanare quanto prima i lavoratori dalla fonte di rischio come prevede la legge e non, come qualcuno dagli alti vertici dell’Inail (il vicario regionale Inail) ha fatto intendere, aspettare di vedere il morto” - è quanto si legge nel comunicato unitario col quale i sindacati invitavano alla partecipazione. Adesione che non è mancata: «Stamattina saremo più di duecento - considera, per la Fim Cisl, Piero Berrettini». A Taranto sono almeno 500 i lavoratori interessati. Il corteo funebre, con tanto di bara? «E’ per dire che di amianto i lavoratori stanno morendo ed è anche una risposta a chi ci ha fatto capire che bisogna aspettare il morto. E, invece, non deve succedere come per la famiglia dell’ex lavoratore dell’arsenale che è stata risarcita dopo aver seppellito il proprio caro». I lavoratori promettono battaglia e non sono disposti a passi indietro. «Il presidio, se non dovessero emergere novità, va avanti ad oltranza»





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