TARANTO - Un mistero avvolto nel giallo. Non si tratta di un episodio di cronaca nera bensì delle case in cui il Comune avrebbe deciso di sistemare gli sfollati di via Duca degli Abruzzi. Martedì
l’Assessore ai Servizi Sociali Mario Pennuzzi ha annunciato la fine dell’odissea delle 14 famiglie sgomberate il 17 novembre dallo stabile pericolante di via Duca degli Abruzzi. I nuovi alloggi
secondo quanto ha riferito Pennuzzi agli sfollati sarebbero dignitosi, ammobigliati e dotati di ogni comfort. Il punto è che nessuno finora ha indicato dove queste case sono allocate. Qualcuno
dice nelle vicinanze del Mon Reve, qualcun’altro giù al mare, sta di fatto che lunedì mattina le famiglie dovranno lasciare i residence Carrieri di Pulsano e Giardinetto di Leporano, che per 80
giorni li hanno ospitati. Nessuno finora ha visto realmente quelle case. Ieri, Giovanni Tagliente l’avvocato rappresentate degli sfollati ha inviato una lettera a Pennuzzi appunto per conoscere l’
indirizzo delle abitazioni che ospiteranno le famiglie. «Formulo la presente - si legge nella missiva - in nome e per conto del sig. Rocco De Pace in rappresentanza dei cittadini sgomberati dallo
stabile di via Duca degli Abruzzi. In seguito agli intercorsi colloqui telefonici con lei ed il sindaco Stefàno abbiamo appreso che le famiglie in oggetto conserverano il posto nelle gradutaorie Iacp
ed Emergenza Case inoltre concordata è stata anche la Clausola di Salvaguardia da inserire nei contratti di loacazione che il Comune di Taranto sottoscriverà in favore di questi, dove si prevede
alla scadenza il rinnovo tacito della locazione sulla scorta delle verifiche dello stato reddituale da parte vostra e dei Servizi Sociali. Ad ogni buon conto vi chiedo l’indirizzo esatto delle abitazioni da
voi individuate e l’indicazione del giorno in cui sottoporrete l’accettazione a questi del contratto ddi locazione da voi formulato».
Già, il contratto di locazione, quello che alle famiglie non è stato concesso di vedere e che quindi non hanno potuto firmare. Il tutto a soli due giorni dallo sgombero. La domanda a questo punto è
d’obbligo: ma quegli alloggi esistono realmente o sono frutto dell’immaginazione di qualche zelante assessore? La risposta? Tra due giorni.





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