TARANTO - I primi ad accorgersi di quel corpo senza vita sono stati gli operai impegnati nel vicino cantiere di corso Due Mari. Sono stati proprio loro a chiamare immediatamente il 113: «Correte, c’è un cadavere in mare nel canale navigabile». La segnalazione, poco dopo le otto di questa mattina, ha fatto immediatamente scattare l’allarme, e quando sono arrivati lì, sulla discesa Vasto, gli agenti della Squadra Volante hanno visto immediatamente il cadavere che affiorava a pelo d’acqua.
La zona è stata circoscritta, mentre arrivavano anche le imbarcazioni della Capitaneria di Porto e dei vigili del fuoco. Una volta recuperato il corpo, agli uomini intervenuti sul posto è apparsa l’immagine di un uomo, dall’età apparente di circa 65 anni, con i vestiti addosso e privo di segni di violenza. I suoi documenti, invece, erano in una Fiat Punto parcheggiata su una banchina: da lì si è risalita all’identità di Francesco Arpino, 65enne, originario di San Michele Salentino, sposato e residente a Taranto, al rione Tamburi. Ad essere prevalente è la tesi del suicidio, visto che non sono state riscontrate ferite tali da far pensare ad un omicidio. Una ipotesi che dovrà comunque passare al vaglio dell’autopsia: l’esame sarà eseguito dal dottor Marcello Chironi. Nel contempo, verranno ascoltati i familiari di Arpino, che si sono recati sul posto dopo essere stati avvisati del tragico ritrovamento; il corpo, quindi, è stato trasportato all’ospedale Santissima Annun-ziata. Dall’accaduto è stato informato il pubblico ministero di turno, il dottor Mariano Bucc-oliero.
Le indagini dovranno quindi fare piena luce su un episodio che resta ancora da decodificare, ma la soluzione potrebbe giungere da alcune riprese filmate, che immortalerebbero l’uomo mentre si getta nel canale navigabile, togliendosi la vita.
Giovanni Di Meo





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